Ieri ad "Anno Zero" il professor Perotti ha affermato che all'universita' di Messina la ricerca sarebbe scadente. Queste affermazioni generiche mi irritano: a Messina, come alla Bocconi, si fa ricerca eccellente come pure ricerca scadente. Il punto e' che, piuttosto che decidere di universita' buone e cattive, si dovrebbe discutere di buoni e cattivi docenti, di buoni e cattivi ricercatori. Fare di tutte le erbe un fascio serve soltanto a chi vuole distruggere tutta l'universita'.
Non so quanti siano a Messina coloro che come me non hanno alcun parente, neppure un bidello. Quanti, come me hanno avuto il privilegio di insegnare in universita' straniere prestigiose e la fortuna di ritornare ad insegnare nella propria citta'. Quanti come me hanno dovuto subire, nel corso degli anni e della carriera, l'arroganza di chi da una parte diceva "Che schifo, Messina" e di chi dall'altra, a Messina, promuoveva i figli, i figliocci o quant'altro. A Messina conto poco, soltanto associato a 50 anni. Carriera in Italia non ne ho fatta prima, c'era sempre qualcuno prima di me nella lista di chi conta, non ne faro' adesso perche' (ed era ora) "largo ai giovani". Pero', caro Perotti, controlli su quali riviste scrivo io, o tanti altri colleghi in gamba, controlli di quali riviste sono referee e poi confronti pure queste "performances" con quelle dei suoi colleghi bocconiani.
Ezio Bruno
venerdì 21 novembre 2008
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1 commento:
Ciao Ezio, ho letto con piacere il tuo post: tutto vero, ma non prendertela col Prof. Perotti.
Ho comprato il suo libro e lo sto leggendo: mi sembra una persona molto quantitativa, che guarda ai dati aggregati e non procede per aneddoti come tanti giornali e tv.
Non ho visto quella parte di Annozero ma dubito, per quel poco che ho capito di lui, che abbia parlato senza avere in mano qualche forma di ranking della ricerca sulla quale basare il proprio giudizio.
In secondo luogo, date anche le origini chiaramente pugliesi del cognome, non credo neanche che ce l'avesse col Sud. Anzi, vale il contrario: questi exposé posso aiutare quanti provano, da dentro a migliorare le cose nei nostri atenei perché mettono pressione e visibilità su situazioni-limite che magari sono oggetto di pettegolezzi e battute ma che nessuno di noi ha poi la forza di denunciare pubblicamente.
Un caro saluto,
A.
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