Si è partiti dai nomi, e dai fatti. La parentopoli all'Università di Messina. Una novità per nessuno, probabilmente, come non lo sono le dinamiche di raccomandazione, le pressioni sui concorsi, e così via. Eppure, dalla pubblicazione su Centonove all'eco sui giornali e le tv nazionali, in città se ne parla come non era mai successo prima. Ora si vorrebbe ragionare, però, non sui nomi, ma sulla quantità. Il rischio demonizzazione del caso singolo va scongiurato, sebbene l'esempio debba lanciare la riflessione. C'è un altro dato da considerare: 8 persone al giorno vanno via da Messina. Il contraltare delle famiglie messinesi unite finché morte non li separi all'Università, è composto da famiglie lacerate dalla separazione, dall'emigrazione. In questi giorni abbiamo creato degli spazi di discussione: Facebook, il presente blog. Si vogliono sentire le storie, le speranze infrante e quelle che resistono, i soprusi subiti, le inneficienze. Si vuol parlare dell'Università, e del vero problema che convolge tutti: l'assenza del merito. Infine, anche di quell'economia 'strozzata' che costringe troppi ad emigrare.
Così scrive Gabriella: «E' proprio vero. Anche io quando andai via da Messina (ormai 16 anni fa.... fa un po' paura a fare i conti) dicevo faccio qualche esperienza interessante, mi costruisco un C.V. che mi consenta di poter avere qualche chance in più e poi torno.
Ma quando mai riesci a tornare se, dopo che ti sei dato tanto da fare, le tue alternative a casa rimangono ridicole e frattanto, magari hai anche costruito qualcosa di "intrasportabile".
La verità è che se vai fuori o torni subito perchè la vita del "fuori sede" non fà per te, oppure è veramente difficile tornare a casa.
A chiunque mi chieda se tornerei in Sicilia rispondo sempre : di gran corsa. Ma poi aggiungo: se avessi qualche buona opportunità. E ho la triste consapevolezza che di opportunità ce ne sono poche, e che fuori non si sta poi mica male».
Ma anche Sergio ha provato a restare, e poi anche a tornare: «Ho provato, certo dopo 5 anni a Londra lavorando a certi livelli ritornare nella nostra realtà è stato per me difficile, e rimanere impossibile. Quindi son tornato a Londra, anche perchè son convinto che da noi non si vuol cambiare, alla gente piace cosi. Mi ricordo che quando il Messina calcio non poteva iscriversi al campionato hanno bloccato le Caronti! Invece per problemi che noi tutti conosciamo non si fa un bel niente. Anche se ormai ho casa qui la speranza/voglia di tornare è, purtroppo, sempre dentro di me...».
Se il cervello è in fuga il cuore, invece, è irremovibile, come quello di Mauro: «il problema mio invece è che il cervello lo inseguo sin dalla nascita....e adesso, in mezzo ai bagagli dell'ennesimo trasloco, mi rendo conto che ho sempre avuto il cuore a messina, i piedi a roma e il cervello....avete visto un cervello? A volte mi sembra di non essere mai partito e sapete quando? quando vedo il mare...il nostro...sto scrivendo una cosa...una cosetta su Messina...anche se, già, tutto quello che dico o faccio sa di Messina, è questa la cosa diabolica: da fuori le attribuisci mille valori, come quando sopravvaluti una madre o un padre e poi resti deluso quando la senti parlare. E alla fine, proprio come quando crescendo realizzi che tuo padre ha fatto degli errori, perchè in fondo è solo un uomo, cominci a pensare che non avresti mai provato tanto amore per una città se non fosse stata cosi sbagliata. Molti mi dicono: "Manchi da 10 anni da Messina e ancora hai lo stesso accento!". Io so che non è facile tornare e che non conviene farlo: alla fine ho scelto almeno provvisoriamente un lavoro che potrei fare anche giù. Ma c'è altro. forse ho paura di annoiarmi, forse ho paura di sentirmi stretto, o forse temo di non trovare accordi con la mia vera natura...».
Perché nonostante tutto, il sogno è tornare, come racconta Elisabetta: «Dico sempre vado, divento una bomba e torno per dare il mio contributo alla Sicilia, ma poi quando penso di tornare a casa, dopo essere stata abituata a lavorare a certi livelli... Pensi che stai si dando il tuo contributo alla tua terra, ma che alla fine tutti se ne sbattono di quello che stai facendo, che da sola non puoi cambiare il pensiero della gente...
Mi è bastato aver ascoltato le parole di Barbareschi ieri sera da Santoro (che vergogna, e non ne faccio una questione politica o di ideologia! Ma solo di mentalità nordista....di cui ne ho piene le p....vivendo a Milano!)
Cmq io sarei pronta a fare un gran casino. In prima linea se ce ne fosse bisogno e...la mia speranza di tornare a casa non muore!».
Sono solo alcune storie. Che sempre a Messina, in linea con la Storia di questa terra, forse, sono rimaste singole storie, voci. Ma proviamo a farne un coro, per liberare le nostre fustrazioni e nella catarsi trovare l'energia per provare, per cambiare, per tornare. Perché sono troppi i casi di incesti accademici, perché sono troppi a infoltire il contraltare: otto al giorno.
sabato 22 novembre 2008
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