Un commento di Maria Arruzza al mio post "Escludere dai concorsi i figli dei docenti universitari?" mi permette di chiarire alcune cose importanti sulle pubblicazioni.
Scrive Maria: “Probabilmente i criteri di accesso a dottorati e ricerca dovrebbero essere cambiati radicalmente. Basta pubblicazioni... Siamo così disonesti da non sapere come sono fatte queste pubblicazioni? E anche in questo caso pubblica davvero chi ha la competenza o c'è una scelta a monte da parte del docente su chi può e chi non può pubblicare? Non prendiamoci in giro.”. Sulle riviste internazionali, qualunque lavoro per essere pubblicato viene sottomesso a referee la cui identita’ e’ nota solo dagli editor della rivista. I referee esprimono un parere sull’opportunita’ di pubblicare e gli editor rispettano tali indicazioni. La pubblicazione su tali riviste e’ normalmente gratuita. Il docente, se scrive cavolate non pubblica sulle riviste prestigiose e tantomeno vi riescono a pubblicare i suoi pupilli. Esistono tuttavia riviste locali, normalmente finanziate con i soldi delle universita’ o dei singoli dipartimenti dove non si adopera il sistema internazionale ed il direttore pubblica piu’ o meno quello che gli pare. In un concorso decente lavori pubblicati su simili riviste non dovrebbero valere nulla. E le universita’ dovrebbero a mio parere tagliare i fondi per simili squalificate e squalificanti pubblicazioni.
Esiste naturalmente la possibilita’ che giovani in gamba vengano messi in batteria a lavorare per fare pubblicare su riviste buone un figlio di papa’. Questo e’ uno scandalo osceno e, purtroppo, non si puo’ fare piu’ che invitare tutti i giovani di valore a denunciare tali fatti per renderli impossibili
sabato 22 novembre 2008
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1 commento:
Caro Ezio,
il tuo ragionamento sulle pubblicazioni fila perfettamente, non fosse che mi sembra più calibrato sulla ricerca in campo scientifico.
Faccio un esempio personale.
La mia tesi di laurea in storia dell'arte fu su Giuseppe Salerno e Gaspare Vazano, noti entrambi come "lo Zoppo di Gangi" e attivi tra il XVI e il XVII secolo. I due, oltre ad avere una produzione personale firmata con nome e cognome, in qualche caso documentata (all'epoca della mia tesi, però, le ricerche archivistiche erano ferme da anni e solo incidentalmente, studiando altri pittori, era venuta fuori qualcosa), e un corpus di dipinti firmati "zoppo di gangi" con caratteri attribuibili a entrambi. I due, inoltre, si esprimevano con un lunguaggio ancora permeato di suggestioni tardomanieristiche, e formalmente legato alla controriforma, che finì per caratterizzare parte della pittura della Sicilia occidentale fino al Seicento inoltrato. Ecco, indubbiamente la ricerca era interessante e se ne poteva trarre una pubblicazione (in realtà scrissi solo schede su diversi cataloghi), ma a una rivista di quelle che dici tu, probabilmente, non sarebbe interessata nonostante si trattasse di uno studio utile per aggiungere una altro tassello nell'infinito mosaico delle produzioni pittoriche "periferiche".
E allora, che dire? Per gli studi umanistici, secondo me, potrebbero andare bene anche le riviste finanziate in loco, purché diffuse il più possibile per essere sottoposte al giudizio di chi fa ricerca (che quando è serio e in buona fede, in nota diventa inesorabile). Cosa che ahimé non accade: ricordo ancora il quarto piano di Lettere arredato con una rivista di studi linguistici che nessuna biblioteca ha mai ricevuto.
In ultimo, lascio una amara considerazione rispetto alla tua frase "Esiste naturalmente la possibilita’ che giovani in gamba vengano messi in batteria a lavorare per fare pubblicare su riviste buone un figlio di papa’". Penso che sia quasi sempre vero. La mia maestra dei tempi universitari, parlando di alcuni suoi colleghi e non essendo di quei professori che si facevano seguire i lavori dagli allievi, diceva spesso: "Ma come fa a fare ricerca se è sempre impegnato in altre cose?". E, in effetti, basta guardare i curricula di tanti giovani neoricercatori blasonati per scoprire che hanno scritto tanto e in poco tempo. Mentre io, per scrivere cinque cartelle di contributo scientifico per un volume di scritti sono stato un anno in biblioteca e due mesi in casa per mettere tutto nero su bianco, note comprese. E' evidente, quindi, che io sono un cretino. E loro sono geni....
Daniele De Joannon
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