lunedì 24 novembre 2008

Lo strano caso di B.

Il commento di un anonimo riportato da Manuela Modica, (http://unimechaos.blogspot.com/2008/11/il-vero-scandalo-delluniversit.html ) ci fa venire in mente una storia vera, di cui si può trovare traccia in molti documenti ufficiali ed in sentenze della magistratura amministrativa. Noi omettiamo il nome perché non ci piace farne. Sarebbe bello se il ministro Brunetta desse un’occhiata….
B. è professore ordinario dell’università di Messina (ha iniziato dal top), ma nei fatti lavora a tempo pieno presso la Philips, Amsterdam. Dal curriculum si evince che B. è uno scienziato di ottimo livello. Il professore B. ‘concentra’ la sua attività a Messina in 2 settimane l’anno: tiene corsi universitari al ritmo di 6 ore al giorno, chiedendo ai colleghi del corso di laurea di spostare i propri corsi, e si cura poco del fatto che gli studenti siano letteralmente soffocati da un tale tour de force. Il preside ed il coordinatore del corso di laurea segnalano al professore B. che le lezioni devono essere tenute, a norma delle leggi e dei regolamenti, secondo un calendario concordato e che non è consentita una tale concentrazione delle lezioni. Il professore B. tiene i suoi esami via fax, aiutato da un altro collega, addetto alle trasmissioni. Il professore B. svolge la sua attività di ricerca (valida) esclusivamente ad Amsterdam, ma percepisce uno stipendio pieno dall’università di Messina. Il professore B. viene deferito al consiglio di disciplina che, avendo trovato ingiustificabile il suo contegno, gli commina la sospensione dallo stipendio, che apre la strada all’inizio della procedura di licenziamento. Il professore B ricorre al TAR di Catania, che ritiene pienamente legittimo il comportamento di B. e condanna l’università di Messina a pagare gli arretrati. L’università di Messina esegue la sentenza (che altro potrebbe fare?). Il professore B. continua ancora oggi a fare didattica e ricerca a Messina come ha sempre fatto. Adesso ha in tasca una sentenza del TAR che dice che può.
Due commenti. Primo: vogliamo tagliare questi sprechi? Secondo: il ‘protezionismo locale’ nei concorsi è stato spesso motivato da casi come quello del professore B. Non è soltanto una scusa, ma, naturalmente, troppo spesso diventa un alibi…

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