Riproduco di sotto un mio commento pubblicato su Centonove del 5 dicembre 2008 con il titolo "Voglio un rettore senza parenti":
Una società bloccata, caste chiuse, politici e banchieri sempre più arroganti, gente che non ce la fa ad arrivare a fine mese, industrie che chiudono. Questo l’apocalittico panorama del Belpaese oggi. Ma c’é una speranza? La settimana scorsa suggerivo da queste colonne alla ‘classe dirigente’ dell’università di mettersi in discussione onde evitare un altrimenti ineludibile processo sulle piazze. Facciamo pulizia, molto é lo sporco da rimuovere, ma c’é pure qualcosa da salvare. Puntiamo sulle cose positive, sulle competenze ci sono nonostante, per la testardaggine di chi ha voluto costruire saperi, cultura. Per quanto mi riguarda, ho dedicato una vita alla fisica, alla ricerca, all’insegnamento. A Messina sono uno dei pochi a non avere, e a non aver mai avuto, parenti nella stessa università. La mia è la storia di chi, come troppi altri, ha dovuto cercare ‘maestri’ e competenze all’estero: ho lavorato per lunghi anni all’università di Bristol, in Inghilterra. Ho poi avuto, come troppo pochi altri, la fortuna, ed al tempo stesso la sfortuna, di tornare sulle rive del mio Stretto. Non perché io sia bravo, sebbene, in tutta onestà credo di avere meritato quel posto, ma soltanto perché quando i baroni litigano può anche capitare che vinca chi non fa parte del club. Forse soltanto per dispetto. Per la mia storia, o per l’assenza di relazioni sociali importanti - né logge, né club service, ne partiti politici - nel mio luogo di lavoro sono sempre stato percepito come uno straniero, un alieno. Non sei cliente e non vuoi clienti, non chiedi più di quanto non ti spetti, non sei ricattabile: perché dovremmo fidarci di te? Proprio per questo, oggi, sento di avere non soltanto il diritto ma anche il dovere di parlare. Non mi piace fare nomi, ma nella mia università (non lì soltanto) si è esagerato. Basta. Stop. Fine. Voltiamo pagina. Non aspettiamo inerti l’esito dei processi che oggi si celebrano nelle aule dei tribunali, sulla stampa, nei talk show. Basta. Cerchiamo facce nuove, pulite, e spalle forti per gestire la pulizia dell’ateneo piuttosto che gli appalti delle pulizie. Lo statuto dell’università mi impedisce di candidarmi a fare il rettore perché non sono ordinario. Ma voglio che venga fuori un candidato, come me, senza parenti. Per Tomasello mi spiace, ha fatto anche qualcosa di buono in questi anni. Mi sento di doverlo ringraziare pubblicamente perche si è profuso nella valutazione della ricerca – uno dei temi centrali della questione università - come nessuno aveva fatto prima. Adesso, tuttavia, è necessario un cambiamento forte, una discontinuità. Fosse soltanto per evitare che il processo si sposti nelle piazze, distruggendo il buono che si potrebbe salvare.
martedì 9 dicembre 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
2 commenti:
Complimenti, prof. Bruno, ce ne sono troppi pochi di professori come lei, purtroppo, ma bisogna farsi forza... Temo ancor di più il silenzio dei miei colleghi studenti...Ho scritto la lettera a tempostretto per rabbia, più che altro, e oggi leggo della nuova sospensione al rettore. Ma dove sono tutti? Troppo impegnati nel clima natalizio per indignarsi? E cosa farà il senato accademico questo pomeriggio? Un'altra lettera di solidarietà?
PER CHI VOLESSE FIRMARE PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DEL NOSTRO RETTORE ECCO IL SITO:
http://www.firmiamo.it/tomasellodimettitidefinitivamente
GRAZIE
Posta un commento